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Le Pornochicche: Racconto 9

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Vorrei che tu stessi per suonare alla mia porta.
Sono sempre felice di constatare i dieci punti in più che hai sui mortali.
Oggi, come altri giorni del resto, vorrei averti qui per scoparti, scoparti, scoparti piano, in fretta, parecchio, appena.
Non importa altro, solo scoparti.
Come fosse niente…
Sei il soggetto sessuale .
Il mio soggetto sessuale per la precisione, il soggetto per eccellenza, l’unico, il mio solo.
Nei pomeriggi come questo affogo, sguazzo.
In mezzo a federe e melanconia.
Immagino di prendere un tè insieme, in un tavolino basso, illuminato da una sola candela, mentre discorriamo lentamente a cadenza bovina. Fuori è caldo e noi possiamo sudare.
Ad un tratto ti chiedo se vuoi vedere la mia fica.
Naturalmente acconsenti, già mutato.
Io me la scopro piano e rivelo il buco.
Mostro anche un seno che tu lecchi a volte per poi tornare a guardarmi.
Ogni tanto sputacchio su quel meraviglioso pene duro, enorme, che ti porti in giro.
Si sentono appena i respiri.
Me lo infili tutto dentro e lo togli subito.
Alla fine esplodere, arrendersi, sbattere, sbattere, sbattere.
Prendere la testa ed estrarti direttamente dai coglioni.
Quando inizio vado oltre…
…montarti sopra e mettermelo in culo, leccare una fica mentre mi scopi, farmela leccare mentre scopi un’altra e grattarmi la panza davanti all’espressione della tua faccia, leccarti il cazzo quando esce lezzo dalla fica di un’altra mentre la scopi, leccare il tuo culo e farlo mio, infilarmi in gola i tuoi coglioni e quelli di chi vuoi tu, farmi schiava, legata, appesa…continuo così per ore.
Ho rotto la fregna con una mano perché sono troppo troja.
A volte, in questi lunghi pomeriggi, in cui davvero niente e nessuno può sostituire il tuo ruolo, il desiderio di sfregare la fica sui peli delle tue gambe diventa incontenibile.
E in tutto questo amarti anche.
Con amore sempre crescente.