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PREFAZIONE ALLE PORNOCHICCHE

 

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Di ispirazione puramente hardcore, questi racconti rispettano tutte quelle che, secondo il mio parere del tutto competente, dovrebbero essere le basi del porno contemporaneo: intensità, brevità, ironia, precisione.
Ci sarebbero anche le regole di coppia: il Cazzo sta con la Fica, la Passera con l’Uccello, la Fregna con la Nerchia…ma sono tutti personaggi scivolosi, bagnaticci, mi tradiscono e si tradiscono in continuazione. Non ci si può imporre veramente sulla loro mancanza di disciplina.
Hardcore.
Il centro duro, pulsante. Il brillare dell’elettro in fusione (Ezechiele 1.4).
All sex con stile.
Nonostante ancora imperi il dilemma, quasi manicheo, fra erotismo e pornografia, lascio ben distinte le qualità letterarie dei due generi.
Esemplificando: mentre un racconto erotico può spingersi fino ad arrivare a quattro pagine o addirittura a sette, il flash hardcore deve essere uno spaccato di occhio, uno sputo, un taglio.
Un recente studio demenziale ha dimostrato scientificamente che l’ambiente ideale per produrre fantasie erotiche è l’abitacolo dell’utilitaria nel lasso di tempo che intercorre fra il semaforo rosso e il verde. Questo l’ho sentito alla radio.
Chiusi in macchina con le Pornochicche.
Non si tratta di mimesi con il fratello cinematografico, dove si narra, e purtroppo spesso si evince, non esista un corpo completo, ma di caricare dell’intero una singola parte. O isolare, per un momento, l’Uno senza il quale Tutto cade.
Sarebbe un sogno poter vedere il corpo in un culo, ma questo presupporrebbe caratteristiche attoriali e ricerche psicofisiche non indifferenti, alle quali la maggior parte dei lavoratori nel settore sono estranei. Spesso non si rilevano neppure discreti macellai o conoscitori di carni almeno.
Il racconto hardcore non ha distrazioni, i personaggi sono il risultato esatto del loro passato non narrato ed è necessario quindi che chiunque legga questi short vi si affidi completamente.
Il racconto hardcore non respira a pieni polmoni, imitando l’amplesso, dove non c’è spazio per profonde inspira ed espira.
Non si vergogna e crocifigge l’effetto anodino del vedo non vedo.
Il racconto hardcore, oggi, è fatto solo di luoghi comuni, di comuni corpi, di comuni interni ed esterni. Untitled.
È affidato allo stile il compito di non renderlo familiare a nessuno e caro a tutti.

 






Racconto 1: "...entrò nell’ascensore dove un uomo la prese per i capelli e la fece inginocchiare..."
Racconto 2: "…hai capezzoli turgidi e ho voglia di sentirmeli in bocca…"
Racconto 3: "...grande, tanto grande che non mi è mai entrato intero bocca..."
Racconto 4: "...Oh sfondami il culo ti prego stasera…"
Racconto 5: "...intravedevo il cazzo dalla piega della stoffa..."
Racconto 6: "...il buco della sua fica è bagnato, tutto gonfio..."
Racconto 7: "...l’ho moscio le piscio sul viso..."
Racconto 8: "...voleva succhiare il cazzo del vecchio..."
Racconto 9: "...abbasso la mano sul sedere continuando a parlare..."
Racconto 10: "...La prendo e la bacio. Lei è la mia migliore amica..."
Racconto 11: "...con tanto di frustino per arrossarmi le chiappe..."
Racconto 12: "...guarda che troja hai davanti, si farà fare di tutto..."
Racconto 13: "...gli ho detto leccamela dai..."
Racconto 14: "...voglio leccarti il culo e incularti tutta la notte..."
Racconto 15: "...Misi una mano fra le gambe ed ero bagnata..."